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POMPEI – ERCOLANO

Gli scavi di Pompei costituiscono una straordinaria testimonianza del mondo antico grazie allo stato di conservazione della città, rimasta praticamente intatta dopo l’eruzione che la colpì nel 79 d. C. cancellandola dal paesaggio vesuviano. La città, grazie anche alla sua posizione, fu interessata, tra il VII ed il VI sec. a.C, da un fiorente insediamento indigeno.
Collocata tra il mare ed il fiume Sarno, Pompei sfruttava, infatti, due importanti vie di comunicazioni utili agli scambi commerciali. Nel V secolo la città passa sotto il controllo dei Sanniti, esposta comunque all’influenza greca ed etrusca. Nel III sec. a.C., all’indomani delle guerre Puniche, viene attirata nell’orbita di Roma alla quale si lega definitivamente nell’80 a.C., con la fondazione da parte di Silla della colonia. A partire dalla metà del ‘700 gli scavi, voluti dai Borbone e portati avanti per oltre un secolo, hanno riportato alla luce la città, restituendoci un quadro completo della vita quotidiana in età romana. Dopo un intensa visita archeologica, sarete avvolti dal profumo dei prodotti tipici che emanano dai vicoli della città: una pizza o una mozzarella ai piedi delle rovine pompeiane.

Una visita all’affascinante e ricca di storia Herculaneum. Nel 79 d.C. un boato improvviso interruppe lo scorrere quotidiano della vita alle falde del Vesuvio. Una colonna di materiale vulcanico si elevò fino a raggiungere i 14 km di altezza rilasciando una pioggia di lapilli e pomici che, mossa dal vento, iniziò a depositarsi su Pompei e i vicini centri abitati. Era l’inizio della catastrofe. In poche ore il vulcano rilasciò una quantità impressionate di materiale piroclastico che trasformerà per sempre il paesaggio dell’area vesuviana.
Ercolano fu investita dapprima da nubi ardenti con una temperatura di circa 400° che viaggiavano ad una velocità di oltre 80 km orari e poi da colate di fango che seppellirono la città sotto una coltre di circa 20 m di materiale vulcanico. Negli anni ’80 dello scorso secolo, sull’antico litorale ercolanese, all’interno delle arcate che si aprivano sulla spiaggia, vennero alla luce i corpi di oltre trecento fuggiaschi che nella notte dell’eruzione avevano abbandonato le loro case scappando verso il mare sperando nell’arrivo di soccorsi. La loro aspettativa fu vanificata da una nube ardente che bruciò per sempre i sogni e le speranze di queste persone.

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